Casa, lavoro, inclusione: un modello possibile?
Senza fissa dimora a Torino: dati, servizi e modelli di intervento
La condizione delle persone senza dimora rappresenta una delle sfide sociali più complesse per la città di Torino. Non esistono ancora dati certi sulle presenze complessive: le stime parlano di 2.000 – 2.500 persone.
Nel frattempo, la città ha costruito negli anni un sistema articolato di servizi, integrando accoglienza, accompagnamento sociale e politiche abitative innovative.
Il sistema dei servizi: numeri e articolazione
I dati disponibili – riferiti ai servizi specificamente dedicati alle persone senza dimora (esclusi altri target come famiglie e comunità rom) – restituiscono questa fotografia:
- 770 posti in bassa soglia, ovvero servizi di accoglienza immediata per chi vive in strada o in condizioni di grave marginalità.
- 100 percorsi di Housing First (HF).
- 170 posti di Housing Led (HL).
- Di questi, 97 posti di Housing Led sono stati attivati grazie alle risorse del PNRR.
Si tratta di un sistema che prova a rispondere sia all’emergenza sia alla necessità di costruire percorsi di stabilizzazione nel medio-lungo periodo.
Housing First e Housing Led: due modelli, una visione comune
Negli ultimi anni Torino ha investito in modo significativo su modelli abitativi innovativi, in linea con le migliori pratiche europee.
Housing First (HF): la casa come punto di partenza
Il principio è chiaro: “la casa prima di tutto”.
Alle persone senza dimora croniche, spesso con problematiche complesse (salute mentale, dipendenze, fragilità multiple), viene offerto subito un appartamento autonomo, senza precondizioni.
L’idea è che la stabilità abitativa sia la base su cui costruire tutto il resto: cura, reinserimento sociale, eventuale percorso lavorativo.
In sintesi: prima la casa, poi il supporto (che rimane costante e personalizzato).
Housing Led (HL): un percorso graduale verso l’autonomia
L’Housing Led – o housing temporaneo/supportato – si rivolge più spesso a persone che hanno vissuto una perdita abitativa transitoria, legata a difficoltà economiche o sociali non necessariamente croniche.
Il percorso è graduale:
- accoglienza in strutture temporanee (ad esempio appartamenti condivisi);
- accompagnamento da parte dei servizi sociali e del Terzo Settore;
- costruzione progressiva di un progetto di vita fino all’autonomia abitativa.
Qui il modello è: percorso guidato verso la casa, con un lavoro strutturato e a tappe.
Punti in comune
Nonostante le differenze operative, HF e HL condividono elementi fondamentali:
- forte supporto sociale, psicologico e sanitario;
- collaborazione tra enti locali, servizi sociali e Terzo Settore;
- riconoscimento della casa come diritto e leva di inclusione sociale.
La differenza principale può essere riassunta così:
- HF → sei in strada con problemi complessi? Ti offriamo subito un appartamento tuo.
- HL → hai perso casa ma non presenti cronicità gravi? Ti accompagniamo gradualmente verso l’autonomia.
Oltre la casa: il lavoro come leva di inclusione
Accanto alle politiche abitative, Torino ha sviluppato anche strumenti di inclusione lavorativa. Tra questi, il progetto “Abito da Lavoro” (quinta edizione), che interviene sul versante dell’occupabilità delle persone in condizione di grave fragilità.
Parallelamente operano anche iniziative orientate alla prevenzione della vulnerabilità abitativa e al rafforzamento dell’autonomia dei nuclei familiari. Tra queste “Una Casa Possibile”, un progetto di accompagnamento sociale attivo nei quartieri delle Circoscrizioni 4, 6 e 7 di Torino, contesti caratterizzati da forte pluralità culturale e da diffuse fragilità economiche e occupazionali che incidono in particolare sulle famiglie con background migratorio e sui giovani. L’iniziativa offre consulenza per la stabilità dell’alloggio e orientamento verso opportunità formative e professionali, con l’obiettivo di ridurre il rischio di precarietà abitativa e favorire percorsi di autonomia.
Il lavoro, in questi percorsi, non è solo una fonte di reddito, ma uno strumento di:
- ricostruzione dell’identità personale;
- riattivazione delle competenze;
- rafforzamento dell’autonomia abitativa.
Casa e lavoro, dunque, diventano assi complementari di un’unica strategia contro la povertà estrema.
Una sfida ancora aperta
Nonostante l’articolazione dei servizi e l’investimento su modelli innovativi, la questione delle persone senza dimora resta una sfida aperta. L’assenza di dati consolidati rende ancora più urgente una fotografia aggiornata del fenomeno, mentre l’aumento delle fragilità economiche e sociali impone risposte sempre più integrate.
Torino ha costruito un sistema strutturato e multilivello. La vera sfida, oggi, è consolidarlo, ampliarlo e adattarlo ai nuovi bisogni, affinché il diritto alla casa e all’inclusione non resti un principio astratto ma diventi una possibilità concreta per tutte le persone che vivono ai margini della città.